lunedì, agosto 10, 2026

GLI ANNI IN BIANCO E NERO di Francesca Giannone

 


Torno ai miei post dopo qualche mese di silenzio. Assenza giustificata dalla stesura di un importante progetto, il cui esito non è più nelle mie mani ma in quelle dell’universo e forse anche un po’ della fortuna.

Il libro che mi ha sbloccato è stato l’ultimo romanzo di Francesca Giannone, Gli anni in bianco e nero.

La vicenda, nello scenario del Salento degli anni Sessanta, giunge a noi attraverso il percorso di quattro sorelle che crescono nella sartoria di famiglia: Maria, la maggiore; Giovanna, la ribelle; Ada, timida e intellettuale; Mimì, la più giovane nonché voce narrante della storia. Le loro vite sono governate dal pugno di ferro di Pantaleo, un padre autoritario e violento.

 

MEZZI UOMINI E QUAQUARAQUÀ

Il personaggio paterno porta alla luce uno dei temi più complessi della trama: la contraddizione dell’amore negato.

«Con mio padre, tanto per dire, ero quasi sempre arrabbiata e risentita, eppure questo non significava che gli volessi bene o che tenessi a lui. Tutt'altro. Questo pensavo tra me, quando ancora non sapevo che l’odio, in certi casi è solo un altro modo di chiamare l’amore, se è negato.»

ll romanzo mostra il paradosso di un padre che dà il peggio di sé a chi lo ama. Il genitore viene dipinto a tinte così cupe e pertinenti da rappresentare magistralmente tutto il grezzume, la pochezza e l’ignoranza di alcuni maschi di quella e altre generazioni. Del resto, Pantaleo finisce per delineare con precisione i confini di ciò che non si deve tollerare.

«Un uomo che non scappava, un uomo che c’era sempre e che ti considerava l’unica donna tra tutte, che voleva te e soltanto te. Forse avrebbe preferito di gran lunga un amore che, come diceva Maria, le dava la sensazione di sapere chi era, anziché uno che l’aveva frantumata in tante piccole schegge.»

 

DONNE SENZA SLOGAN

Le ragioni per cui la lettura coinvolge sono molte. La prima tra tutte è che il libro è donna, lo è in maniera del tutto originale, intensa e significativa. Non lo è per convenzione, lo è con tutto il vigore delle rivendicazioni che racconta.

Oggi lo slogan “io sto dalla parte delle donne” è spesso moda: retorica vuota e ostentata. Io no, io non sto dalla loro parte a prescindere, io mi schiero con le persone che ritengo di dover proteggere indipendentemente dalla categoria di appartenenza.

L’anima del romanzo è ben più profonda. Descrive un mondo in cui il femminile era per la società un elemento decorativo del maschio, al quale si negavano fondamentali diritti. Il marito poteva decidere dove e come vivere anche per la moglie: l’art. 144 del Codice Civile glielo consentiva. La sovrastava e, se lo desiderava, la tradiva senza incorrere in alcuna sanzione … che potesse accadere il contrario non era neanche lontanamente previsto.

«Così quella dolce signora mi rispose che in Italia c’era una legge per cui l’adulterio veniva considerato reato, ma solo se a commetterlo era una donna. La pena prevista era fino a un anno di reclusione.»

 

NESSUNA RESTA INDIETRO

La narrazione mette in luce, attraverso le sue protagoniste, la forza di tutte coloro che si unirono e si ribellarono a secoli di rozzezza e oscurantismo.

«E allora penso che ciascuna è fatta di tutte le donne che l’hanno preceduta, e al contempo sarà parte di quelle che le succederanno.»

Sante parole! In particolare, la mia generazione, che ha avuto nonne, mamme, zie vissute negli anni in bianco e nero, riconosce visceralmente le proprie radici in quella storia. Ci hanno consegnato libertà e diritti: la facoltà di autodeterminarsi, di scegliere ... la licenza di esistere alle proprie condizioni, di mostrarsi fieramente e fieramente essere viste.

Il libro è donna anche nella sorellanza. Che poi, chi sono le nostre più care amiche se non il prolungamento non genetico delle sorelle?

Giovanna mi posò le mani sulle spalle e si chinò, guancia su guancia. «Sei brava. E glielo farai vedere a quelli lì.» Fissò ancora una ciocca, poi aggiunse: «E se dovessi emozionarti troppo, pensali tutti in mutande».

L’unione tra Maria, Giovanna, Ada e Mimì non è forse la quintessenza dell’amicizia? Quella delle compagne, delle alleate, delle sorelle elette che non si abbandonano mai, anche nelle peggiori condizioni, nell'errore e nel difetto.

«E così, mentre Maria ci teneva accoccolate ciascuna da un lato, allungò un braccio fuori dalla coperta sul letto accanto, e prese la mano di Giovanna.»


A mia figlia Ginetta, custode preziosa di questa importante eredità


 

 


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