Torno ai miei post dopo qualche mese di
silenzio. Assenza giustificata dalla stesura di un importante progetto, il cui esito non è più
nelle mie mani ma in quelle dell’universo e forse anche un po’ della fortuna.
Il libro che mi ha sbloccato è stato l’ultimo romanzo di
Francesca Giannone, Gli anni in bianco e nero.
La vicenda, nello scenario del Salento degli anni
Sessanta, giunge a noi attraverso il percorso di quattro sorelle
che crescono nella sartoria di famiglia: Maria, la maggiore; Giovanna,
la ribelle; Ada, timida e intellettuale; Mimì, la più giovane
nonché voce narrante della storia. Le loro vite sono governate
dal pugno di ferro di Pantaleo, un padre autoritario e violento.
MEZZI UOMINI E QUAQUARAQUÀ
Il personaggio paterno porta alla luce uno dei temi più complessi della trama: la contraddizione dell’amore negato.
«Con mio padre, tanto per dire, ero quasi
sempre arrabbiata e risentita, eppure questo non significava che gli volessi
bene o che tenessi a lui. Tutt'altro. Questo pensavo tra me, quando ancora non
sapevo che l’odio, in certi casi è solo un altro modo di chiamare l’amore, se è
negato.»
ll romanzo mostra il paradosso di un padre
che dà il peggio di sé a chi lo ama. Il genitore viene
dipinto a tinte così cupe e pertinenti da rappresentare magistralmente tutto il
grezzume, la pochezza e l’ignoranza di alcuni maschi
di quella e altre generazioni. Del resto, Pantaleo finisce per delineare con
precisione i confini di ciò che non si deve tollerare.
«Un uomo che non scappava, un uomo che c’era
sempre e che ti considerava l’unica donna tra tutte, che voleva te e soltanto
te. Forse avrebbe preferito di gran lunga un amore che, come diceva Maria, le
dava la sensazione di sapere chi era, anziché uno che l’aveva frantumata in
tante piccole schegge.»
DONNE SENZA SLOGAN
Le ragioni per cui la lettura coinvolge sono molte. La prima tra tutte è che il libro è donna, lo è in
maniera del tutto originale, intensa e significativa. Non lo è per convenzione,
lo è con tutto il vigore delle rivendicazioni che racconta.
Oggi lo slogan “io sto dalla parte delle donne” è spesso moda: retorica vuota e ostentata. Io no, io non sto dalla loro parte a prescindere, io mi schiero con le persone che ritengo di dover proteggere indipendentemente dalla categoria di appartenenza.
L’anima del romanzo è ben più profonda.
Descrive un mondo in cui il femminile era per la società un elemento
decorativo del maschio, al quale si negavano fondamentali
diritti. Il marito poteva decidere dove e come vivere anche per la moglie:
l’art. 144 del Codice Civile glielo consentiva. La sovrastava e, se lo
desiderava, la tradiva senza incorrere in alcuna sanzione … che potesse
accadere il contrario non era neanche lontanamente previsto.
«Così quella dolce signora mi rispose che in
Italia c’era una legge per cui l’adulterio veniva considerato reato, ma solo se
a commetterlo era una donna. La pena prevista era fino a un anno di reclusione.»
NESSUNA RESTA INDIETRO
La narrazione mette in luce, attraverso le sue
protagoniste, la forza di tutte coloro che si unirono e
si ribellarono a secoli di rozzezza e oscurantismo.
«E allora penso che ciascuna è fatta di
tutte le donne che l’hanno preceduta, e al contempo sarà parte di quelle che le
succederanno.»
Sante parole! In particolare, la mia generazione, che ha
avuto nonne, mamme, zie vissute negli anni in bianco e nero, riconosce visceralmente le proprie radici in quella storia. Ci hanno
consegnato libertà e diritti: la facoltà di autodeterminarsi, di scegliere ... la licenza di esistere
alle proprie condizioni, di mostrarsi fieramente e
fieramente essere viste.
Il libro è donna anche nella sorellanza. Che poi,
chi sono le nostre più care amiche se non il prolungamento non
genetico delle sorelle?
Giovanna mi posò le mani sulle spalle e si
chinò, guancia su guancia. «Sei brava. E glielo farai vedere a quelli lì.» Fissò
ancora una ciocca, poi aggiunse: «E se dovessi emozionarti troppo, pensali
tutti in mutande».
L’unione tra Maria, Giovanna, Ada e Mimì non è forse la
quintessenza dell’amicizia? Quella delle compagne, delle alleate, delle sorelle
elette che non si abbandonano mai, anche nelle peggiori condizioni, nell'errore
e nel difetto.
«E così, mentre Maria ci teneva accoccolate
ciascuna da un lato, allungò un braccio fuori dalla coperta sul letto accanto,
e prese la mano di Giovanna.»
A mia figlia Ginetta, custode preziosa di questa importante eredità

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