QUANDO L'INCONCEPIBILE IRROMPE
In un bosco a pochi passi da un borgo avviene una strage terribile e
indicibile per crudeltà. Gli abitanti del villaggio che, ancora prima della
polizia, accorrono sul luogo del delitto sembrano precipitare lentamente nella
follia. Don Ermete e la psicologa Giovanna Gassion cercano di occuparsi della
comunità sconvolta.
L’inizio del romanzo sembra preludere a un thriller, eppure si tratta di
una vicenda a sfondo profondamente filosofico. Benché i lettori restino appesi
a ogni pagina, come se ciascuna riga dovesse rivelare informazioni essenziali a
dipanare la matassa, l’evoluzione della storia è legata alle reazioni degli
esseri umani in balia di eventi tragici e incomprensibili.
X E Y TRA FEDE E SCIENZA
Sandro Veronesi ha affermato di aver scritto il libro dopo la morte dei genitori, emotivamente provato dalla difficoltà di elaborarne la perdita.
Sviluppa la tematica attraverso una sorta di doppio binario; X e
Y rappresentano, attraverso i personaggi del curato e della psicologa, due dimensioni:
la fede e la scienza che si confrontano dinanzi al male.
Di fronte al dramma e all'imponderabile, di solito, l’animo umano ha l’opzione
tra due cammini diversi.
Il primo è quello della ragione, che cerca di analizzare i fatti
attraverso un percorso di ricerca delle cause. La mente elabora
le proprie risposte e, solo giungendo a una conclusione logica, si
appaga e accetta.
L’altro percorso è quello dello spirito, che accoglie gli eventi per
fede, anche se non li spiega. La via dell’accettazione non chiede
dimostrazioni, prende atto dell’esistenza di qualcosa di umanamente
incomprensibile, fuori da ogni controllo.
Don Ermete e Giovanna cercano di aiutare la comunità e, nel farlo, anche di
salvare se stessi dal proprio personale trauma. Perché anche chi cura vive la
tragedia.
A prima vista potrebbero sembrare lontani anni luce, eppure, proprio nella
loro diversità, alla fine quasi si assomigliano. Si capiscono e si integrano a
vicenda. Giovanna, benché sia un medico, non è chiusa nel
dogmatismo scientifico. Lo stesso don Ermete è un uomo di
chiesa, aperto all'ascolto di tutti.
«Allora: io lo capisco che per te è difficile, ma ti prego di considerare
che non sono poi tanto diverso da te… Perché Dio può essere solo dentro la
scienza e non fuori, nell’attualità del mondo e mai contro di essa. Faccio
parte di una generazione di preti molto liberi…»
IL RIFIUTO
Quando l'essere umano oppone resistenza alle cose che gli accadono e di cui
non comprende l’origine, va in crisi. La non accettazione porta
a scappare dalla realtà negandola o distorcendola.
«Erano loro stessi che si occupavano gli uni degli altri, tutti i loro
affetti erano circoscritti in quel luogo, e adesso in quel luogo è come se si
fosse aperta una voragine, dalla quale salta fuori un mostro, il passato, che
se li sta divorando.»
Mi sono chiesta come abbia reagito io in circostanze tragiche. In
effetti, mi sono congelata, come se ciò che stava accadendo riguardasse un'altra
persona e io lo osservassi dall'esterno. In un'altra situazione, invece, è stato come se quanto era successo fosse una farsa, uno scherzo. Non poteva essere
vero.
E allora penso alle catastrofi, ai terremoti, alle epidemie,
alle ingiustizie: «più o meno a tutti, in scala piccola o in scala
grande, in scala grande o collettiva viene chiesto di accettare» (Sandro
Veronesi).
TORNARE IN SÉ
In definitiva, la riflessione non è tanto sul perché, ma sul come.
Le tragedie avvengono e questo è un dato incontrovertibile.
Le strategie alle quali la mente ricorre per proteggersi dalla violenza
dell’urto sono parecchie: evitare il dolore, inventarsi altro, scappare e
rifugiarsi altrove. Come un analgesico potente, queste difese anestetizzano, ma
non cambiano i fatti.
Il passo determinante da compiere, ancora prima di prenderne coscienza, è
riuscire a ritrovare il proprio centro: restare
fermi, fidarsi del proprio senso per la vita, offrirsi al dolore,
perché questo è il solo modo di resistere e tornare finalmente in sé:
«Io torno ad essere me, e il mondo il mondo. Credo davvero che, dopo lo
shock subito, dovevo essere precipitato in una specie di coma spirituale,
fradicio di paura, ottuso, a un passo dalla fine…»
Ho letto il romanzo alla ricerca di un colpevole e, quando sono arrivata
alla fine, mi sono interrogata non su cosa ci uccide, ma su che cosa ci salva.
L'intervista a Sandro Veronesi 🎥
Sandro Veronesi, XY dieci anni dopo: "Siamo sotto l'assedio del virus, rischiamo di impazzire"

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