mercoledì, settembre 09, 2026

TUTTE LE MATTINE DI SYBIL di Virginia Evans

 


Trama

Tutte le mattine di Sibyl è un romanzo epistolare, delicato e intenso. Attraverso le lettere si ricompongono i tasselli di una vita intera. Il carteggio, pagina dopo pagina, rivela le perdite, i segreti e le silenziose consapevolezze della protagonista.

«Scrivo a chiunque mi capisca, scrivo a chiunque mi colpisca: amici, deputati, redattori, insegnanti, diplomatici, scrittori. Gli scrittori sono i miei preferiti…Un'e-mail non potrà mai sostituire una lettera scritta a mano. Sono convinta che si debba stare molto attenti a come si comunica. Ricorda: le parole, soprattutto quelle scritte, sono immortali.»

 

Una stagione soltanto

Bisognerebbe dirlo che Sibyl ha ampiamente oltrepassato i settant'anni. Eppure, anziana non lo è per nulla. Il suo corpo certamente mostra alcuni segni, ma tutto il resto si mantiene giovane, lucido e vivace.

«Esistono quattro stagioni per definizione, che si ripetono a cadenza regolare anno dopo anno. Poiché nella vita umana non esiste un ritmo del genere, devo pensare che, se si parla di stagioni, ci spetta a tutti una sola tornata… un avvicendarsi di stagioni a testa, sempre che non si venga interrotti…»

La corrispondenza di Sibyl raggiunge con immediatezza il lettore, avvincendolo fino alla fine. La storia si conclude lasciando un senso di sorpresa, come se ci si aspettasse che quel racconto potesse continuare per sempre. Ma poi mi domando: la nostra esistenza non è forse così?

Ho realizzato come gli anni mi siano scivolati veloci in un'unica stagione.

Al termine del libro mi è venuta in mente la scena di un film, Turné di Gabriele Salvatores, in cui viene messo in scena Il giardino dei ciliegi di Čechov. Il vecchio servitore, nella sequenza finale, si sdraia: se ne sono andati tutti, lo hanno lasciato lì. La vita è passata e lui non se n'è neanche accorto.

Attraversiamo momenti tumultuosi e giornate che sembrano non lasciare traccia, saliamo e scendiamo in continuazione dalle montagne russe… e resta la sensazione forte di trascorrere i giorni senza rendersi conto della strada fatta. 

Sibyl fa tutto questo attraverso la penna.

«La parola scritta, signor Watts, la parola scritta, nero su bianco, significa le lettere, significa libri, significa la legge, è tutta la stessa cosa. L'ho bene o male sentito sempre, sin da quando ho memoria di me e scrivo lettere da mandare al mondo, da che mi è riuscito di comporre una frase con la penna. (Età nove anni).»

La bellezza dello scambio epistolare: l'inchiostro sulla carta, la busta con l'indirizzo e il francobollo, la buca della posta e poi il silenzio e l'attesa della risposta.

Il romanzo ricorda la meraviglia e la poesia di uno scambio antico e potente, capace di risvegliare sentimenti quasi infantili: l’entusiasmo dell’attesa, la promessa di qualcosa che arriverà senza sapere quando, e il piacere della reciprocità... E la mia generazione sa bene di cosa sto parlando.

Forse Sibyl scrive tutte le mattine per continuare ad accorgersi del mondo, per aprirsi agli altri ma anche a se stessa, rievocare e trasformare le memorie in qualcosa di nuovo.

Anacronistiche per eccellenza, per questo indomite e anticonformiste, le parole affidate alla carta hanno la forza di ribellarsi alla tecnologia … per abbandonarsi al lusso di pensare, di indugiare su di sé, ascoltare il caos e fare ordine. La scrittura rifugge dalla sintesi e dalle abbreviazioni, persegue la cura, sfida la velocità e segue il proprio passo.

Il romanzo di Virginia Evans è un invito a volare sul posto, a guardarsi intorno e ad osare. A esserci, mentre la vita accade.

 

 

 


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