Gianni Orzan, un tranquillo scrittore di
libri per ragazzi, vede il proprio mondo crollare quando uno sconosciuto gli
rivela una verità sconvolgente: il suo defunto padre, creduto da tutti un
austero cattolico, era in realtà una spia comunista del KGB.
SE AVESSIMO SAPUTO…
Tutto il romanzo si sviluppa all'interno di un inarrestabile
flusso di coscienza. La narrazione principale non riguarda
tanto i fatti in sé, quanto le conseguenze di questi sulla psiche. Il vero
protagonista non è l'Orzan scrittore, ma il suo intero sistema pensante.
Se consideriamo l'infinità di pensieri futili che ci
passano per la mente nell’arco di una giornata, si può facilmente intuire
perché abbia trovato questo libro particolarmente lento... e
anche un po’ noioso.
Ho fatto fatica a incontrare il Veronesi che tanto
ammiro. Ciò in cui la sua scrittura non si smentisce, però, è l'ironia:
ed è forse proprio questo elemento che mi fa salvare la storia.
«Ricordo che quando giocavo a scacchi c'era
un russo -un russo vero di nome Victor Balanda- che si conquistò tutta la mia
adorazione, oltre a una leggendaria squalifica a vita, per la sua inclinazione
a sbrogliare le situazioni difficili con una gagliarda metasoluzione: stendeva
l'avversario con un cazzotto in faccia, mossa che ancora oggi, credo,
nell'ambiente viene chiamata “variante Balanda”...»
Per il resto, la narrazione sembra quasi indugiare su
ogni minimo dettaglio, rallentando il ritmo in modo esasperante.
Il protagonista mi risulta più simpatico verso la
fine quando, sconvolto da una lettera, si lascia sopraffare dalle emozioni e ha
un incidente in vespa. Quell'indicazione stradale coperta da un
albero è la metafora perfetta di un mondo fuori controllo.
Gianni, che fino a quel punto sembra aver passato la vita a proteggersi,
cade rovinosamente. Come se ci si trovasse all'improvviso in un
quartiere pericoloso, privo di cartelli, insegne o semafori, la vita
ci costringe ad affrontare situazioni difficili,
senza averlo deciso né meritato.
«Perché ci sono verità terribili che stanno
scritte solo nei tetti delle ambulanze e uno riesce a vederle solo quando ci si
ritrova sdraiato sotto, un martedì mattina verso mezzogiorno, mentre lo stanno
portando all'ospedale con una spalla rotta e una lettera di sua moglie nella
tasca della giacca e fuori splende il sole e tutti stanno meglio di lui.»
Le cose accadono a prescindere da noi,
ma non per questo possiamo evitare di farci i conti. Gianni scopre i segreti
della sua famiglia: il padre non è l’uomo che credeva, la madre ha taciuto e
persino la moglie, con una confessione, si rivela diversa.
«Ritorno in casa pensando che in fondo è
vero, quello che siamo veramente non lo sa nessuno, perché lo nascondiamo e se
non lo nascondiamo apposta lo nascondiamo d'istinto.»
La parte interessante, però, non sono gli altri: è lui.
Immaginiamo che una persona a cui vogliamo bene non sia chi credevamo; il
problema non è lei, che comunque sia, è fatta così. Il problema diventa nostro.
La presa di coscienza ci trasforma in
"qualcos'altro" alla velocità della luce. Cosa facciamo, allora, con
questa nuova versione di noi stessi? E soprattutto,
cosa ne facciamo di quella vecchia? Tutto cambia forma e
il nostro equilibrio vacilla, costringendoci a un indesiderato cambiamento. Un procedimento
complesso, perché richiede di lasciare andare qualcosa di comodo e sicuro: la
visione del mondo costruita fino a quel momento.
«È stato come osservare i traslocatori
rimettere tutte le cose al loro posto, ecco, una dopo l'altra, nella casa dove
hai sempre vissuto e che avevi dovuto lasciare per un certo tempo: alla fine
tutto torna come prima, ma l'operazione che lo rende possibile richiede un
certo tempo, e durante quel tempo ti accorgi per la prima volta della
differenza che c'è tra il muro e la libreria che di solito ci sta appoggiata
contro.»
Una questione ulteriore che pone il libro è quella delle verità
negate. Essere tenuti all’oscuro di qualcosa di importante è devastante.
Gianni, preso atto delle nuove rivelazioni, non modifica soltanto
l'immagine del genitore, ma deve rileggere se stesso
come uomo. Se avesse saputo prima ciò che scopre dopo, sarebbe stato
forse un altro tipo di figlio. In ogni caso, non ha potuto scegliere, né
conoscersi in quella veste.
Alla luce di questo, ogni singolo giorno della nostra vita, se vissuto all’oscuro di un segreto, andrebbe riscritto. Perché non possiamo sapere come avremmo agito se...
Le verità nascoste non fanno ritornare il passato.
Il passato non è mai andato da
nessuna parte: sono gli stessi Natali, le stesse vacanze, gli
stessi litigi, le stesse parole dette e non dette. Non possiamo modificarli. Ma
una nuova verità cambia, improvvisamente e per sempre, il significato di tutto.
... e meno male che l'ho trovato noioso.😌

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