martedì, ottobre 06, 2026

LA FORZA DEL PASSATO di Sandro Veronesi


Gianni Orzan, un tranquillo scrittore di libri per ragazzi, vede il proprio mondo crollare quando uno sconosciuto gli rivela una verità sconvolgente: il suo defunto padre, creduto da tutti un austero cattolico, era in realtà una spia comunista del KGB.

 

SE AVESSIMO SAPUTO…

Tutto il romanzo si sviluppa all'interno di un inarrestabile flusso di coscienza. La narrazione principale non riguarda tanto i fatti in sé, quanto le conseguenze di questi sulla psiche. Il vero protagonista non è l'Orzan scrittore, ma il suo intero sistema pensante.

Se consideriamo l'infinità di pensieri futili che ci passano per la mente nell’arco di una giornata, si può facilmente intuire perché abbia trovato questo libro particolarmente lento... e anche un po’ noioso.

Ho fatto fatica a incontrare il Veronesi che tanto ammiro. Ciò in cui la sua scrittura non si smentisce, però, è l'ironia: ed è forse proprio questo elemento che mi fa salvare la storia.

«Ricordo che quando giocavo a scacchi c'era un russo -un russo vero di nome Victor Balanda- che si conquistò tutta la mia adorazione, oltre a una leggendaria squalifica a vita, per la sua inclinazione a sbrogliare le situazioni difficili con una gagliarda metasoluzione: stendeva l'avversario con un cazzotto in faccia, mossa che ancora oggi, credo, nell'ambiente viene chiamata “variante Balanda”...»

Per il resto, la narrazione sembra quasi indugiare su ogni minimo dettaglio, rallentando il ritmo in modo esasperante.

Il protagonista mi risulta più simpatico verso la fine quando, sconvolto da una lettera, si lascia sopraffare dalle emozioni e ha un incidente in vespa. Quell'indicazione stradale coperta da un albero è la metafora perfetta di un mondo fuori controllo. Gianni, che fino a quel punto sembra aver passato la vita a proteggersi, cade rovinosamente. Come se ci si trovasse all'improvviso in un quartiere pericoloso, privo di cartelli, insegne o semafori, la vita ci costringe ad affrontare situazioni difficili, senza averlo deciso né meritato.

«Perché ci sono verità terribili che stanno scritte solo nei tetti delle ambulanze e uno riesce a vederle solo quando ci si ritrova sdraiato sotto, un martedì mattina verso mezzogiorno, mentre lo stanno portando all'ospedale con una spalla rotta e una lettera di sua moglie nella tasca della giacca e fuori splende il sole e tutti stanno meglio di lui.»

 

Le cose accadono a prescindere da noi, ma non per questo possiamo evitare di farci i conti. Gianni scopre i segreti della sua famiglia: il padre non è l’uomo che credeva, la madre ha taciuto e persino la moglie, con una confessione, si rivela diversa.

«Ritorno in casa pensando che in fondo è vero, quello che siamo veramente non lo sa nessuno, perché lo nascondiamo e se non lo nascondiamo apposta lo nascondiamo d'istinto.»

La parte interessante, però, non sono gli altri: è lui. Immaginiamo che una persona a cui vogliamo bene non sia chi credevamo; il problema non è lei, che comunque sia, è fatta così. Il problema diventa nostro. La presa di coscienza ci trasforma in "qualcos'altro" alla velocità della luce. Cosa facciamo, allora, con questa nuova versione di noi stessi? E soprattutto, cosa ne facciamo di quella vecchia? Tutto cambia forma e il nostro equilibrio vacilla, costringendoci a un indesiderato cambiamento. Un procedimento complesso, perché richiede di lasciare andare qualcosa di comodo e sicuro: la visione del mondo costruita fino a quel momento.

«È stato come osservare i traslocatori rimettere tutte le cose al loro posto, ecco, una dopo l'altra, nella casa dove hai sempre vissuto e che avevi dovuto lasciare per un certo tempo: alla fine tutto torna come prima, ma l'operazione che lo rende possibile richiede un certo tempo, e durante quel tempo ti accorgi per la prima volta della differenza che c'è tra il muro e la libreria che di solito ci sta appoggiata contro.»

 

Una questione ulteriore che pone il libro è quella delle verità negate. Essere tenuti all’oscuro di qualcosa di importante è devastante. Gianni, preso atto delle nuove rivelazioni, non modifica soltanto l'immagine del genitore, ma deve rileggere se stesso come uomo. Se avesse saputo prima ciò che scopre dopo, sarebbe stato forse un altro tipo di figlio. In ogni caso, non ha potuto scegliere, né conoscersi in quella veste.

Alla luce di questo, ogni singolo giorno della nostra vita, se vissuto all’oscuro di un segreto, andrebbe riscritto. Perché non possiamo sapere come avremmo agito se...

Le verità nascoste non fanno ritornare il passato.

Il passato non è mai andato da nessuna parte: sono gli stessi Natali, le stesse vacanze, gli stessi litigi, le stesse parole dette e non dette. Non possiamo modificarli. Ma una nuova verità cambia, improvvisamente e per sempre, il significato di tutto.

 

... e meno male che l'ho trovato noioso.😌

 

 

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