mercoledì, ottobre 28, 2026

BRUCIA L'ORIGINE di Daniele Mencarelli


 TRAMA

Brucia l’origine di Daniele Mencarelli racconta la storia di Gabriele, un designer romano di umili origini che a Milano ha trovato amore e successo. Dopo parecchi anni di assenza, in occasione dell’anniversario di matrimonio dei genitori, torna a Roma. Qui si ricongiunge con la famiglia, gli amici d’infanzia e un passato che gli mostra, nitida, la distanza tra le proprie radici e la vita che si è costruito.

«E poi ricordare si paga in nostalgia

E lui, da quando si è fermato a casa, ha speso un patrimonio.»

 

 

“SEMO GENTE DE BORGATA”

Come sempre, l'autore conquista con le sue storie e i suoi personaggi, che diventano amici. Gente di borgata, persone autentiche e dure, che hanno imparato a difendersi nelle periferie della capitale… e che dietro alla corazza nascondono, come se fosse una debolezza, una grande sensibilità.

«Agli occhi di Gabriele compare il bambino conosciuto all’asilo, che si faceva pipì addosso e poi scoppiava a piangere, o quello che cadeva di continuo mentre giocavano. Chissà, forse la vita è in questi interstizi di luce. Quando la fragilità dell’infanzia torna a vivere senza vergogna.»

Tra i meriti dello scrittore, c'è quello di portare alla luce i limiti e le asperità di quartieri che lui, uomo del popolo, ben conosce.

La figura centrale del romanzo ricorda tantissimo Daniele di Tutto chiede salvezza e La casa degli sguardi e, proprio come lui, suscita nel lettore una profonda empatia.

L’intera vicenda è pervasa dal senso di inadeguatezza del protagonista, sospeso tra due orizzonti. L’uno collocato nel nord di una metropoli edonista e superficiale, l’altro radicato in una realtà popolare, dignitosa seppure modesta.

Di conseguenza, anche in Gabriele coesistono due anime contrapposte: il designer di successo nella Milano bene e il ragazzino cresciuto in mezzo agli acquedotti del Tuscolano.

«Sbrago nel senso che con te, a Milano, cerco, cerco di essere più…preciso, più presentabile, con voi mica posso essere quello che sono qua, quello che qua sono tutti, voi non avete idea, so’ mondi diversi…»

Benché il titolo Brucia l’origine sembri preludere a una rottura con il passato, il protagonista fa tutt’altro. Il suo sguardo risplende di un affetto indulgente. Riconosce i limiti e la ruvidezza dell’ambiente da cui proviene senza condannarlo, pur osservandolo criticamente.

L’intera riflessione lo riporta al suo cammino altrove, ma l’amore per le origini resta. Forse, la fatica maggiore è realizzare che, mentre gli altri sono rimasti quelli di sempre, lui si trova a fare i conti con la vecchia e la nuova versione di sé. Quando torniamo nei luoghi da cui proveniamo, a volte non sono quei luoghi a essere cambiati. Siamo cambiati noi. E ritrovare ciò che eravamo può diventare un'esperienza dolorosa, anche quando quel passato continua a essere amato.

«Dico ma come hai fatto a rimane’ uguale a otto anni fa, stesso… tutto, stessi posti, stessa vita, identico a come te ricordavo, come hai fatto?»

Il finale rimane aperto. Avrei desiderato per Gabriele una riconciliazione tra le sue due anime, ma forse, da bravo narratore della quotidianità, Mencarelli sa bene che sono tante le cose che, lungo il percorso di ciascuno, restano sospese.

Finché c’è vita, tutto può ancora succedere.

 

“Core mio, core mio, la speranza nun costa niente

Quanta gente c'ha tanti sordi e l'amore no

E stamo mejo noi che nun magnamo mai

Se potrebbe sta' pure mejo, ma che voi fa'

Per ora ce stai te, er resto ariverà…”

 

 

Semo gente de borgata è un celebre brano del 1972 scritto da Franco Califano insieme a Marco Piacente ed Edoardo Vianello. La canzone è stata portata al grande successo dal duo I Vianella, formato da Edoardo Vianello e Wilma Goich, diventando un classico della musica popolare romana.

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