QUANDO IL TITOLO PROMETTE BENE…
Ho
scelto il libro affidandomi completamente al titolo… ma non è stato proprio
quello che mi aspettavo.
«Dagli un’occhiata, non mi sembra male come storia. Un gruppo di donne,
tutte ex dello stesso uomo, che invece di scannarsi hanno realizzato insieme un
progetto un po’ fuori di testa, hanno trasformato la sua biblioteca in un posto
dove si può stare a dormire e anche a viverci».
Mi immaginavo
una vicenda che evocasse il magico potere dei libri: testi antichi e
preziosi, capaci di sussurrare al lettore. Mi aspettavo di scorgervi quella
forza rivelatrice che io per prima ricevo da loro.
«Un libro sa sempre quando entrare nella tua vita, e perché. Per dirti di
cambiare tutto o solo qualcosa. Per aiutarti a r-esistere. Per farti respirare
pensieri non tuoi».
Invece,
nell’arco della narrazione, vengono spostati, parcheggiati, ma
rivelano poco al di là del loro valore oggettivo e storico. Stanno lì in
attesa di essere collocati in una nuova architettura. I veri
protagonisti sono piuttosto gli esseri umani e, per alcuni di loro, il rapporto
con la lettura.
Il
defunto proprietario di questa preziosa collezione,
irriducibile casanova, mi risulta sgradevole fin dall’inizio. Gli
concedo un bonus giusto perché salva un cagnolino poco prima di morire. È
lodevole che le decine di ex si diano tanto da fare per salvare
la sua inestimabile libreria, che depongano reciproche rivalità e
insofferenze per mettere in atto uno straordinario progetto. Ma il centro
non sono i libri. Questi sono semmai lo scenario,
lo sfondo: sono attori non protagonisti. I personaggi non
sono privi di fascino, tuttavia sono tanti gli intoppi e tante le storie nella
storia.
Quando
guardo un film che si complica di complicazioni, cambio programma. Ecco, con
questo libro è stato così: l’ho interrotto, l’ho ripreso e mi sono assegnata il
compito di finirlo.
Ne
valeva la pena, perché comunque la vicenda guadagna interesse
strada facendo, ma la mia anima esploratrice è rimasta delusa: avrei
voluto sentire la voce dei libri, non
solo vedere gli scaffali.
«La cultura è quel che ti resta dei libri che hai letto, dopo che li hai
dimenticati.»
(🤔 e io che scrivo questo blog per non dimenticarmeli...)

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