sabato, marzo 22, 2025

GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI di Douglas Adams

 

TRAMA

🪐 Un classico della fantascienza umoristica, pubblicato nel 1979, che segue le (dis)avventure di Arthur, un terrestre scampato alla distruzione della Terra grazie al suo amico Ford, un alieno che si trova sul nostro pianeta al momento dell’impatto. Il viaggio surreale li conduce attraverso l’infinità dello spazio, tra pianeti improbabili, esseri bizzarri e situazioni paradossali, il tutto condito da un’ironia pungente e un senso dell’assurdo.


·         UN ECCENTRICO RACCONTO

Non posso negare che Adams sia stato visionario: la sua rappresentazione dei computer e dell’interazione con la tecnologia anticipa alcuni aspetti del nostro presente, il che è notevole. Forse, l’unica cosa che trovo davvero divertente all’interno della sua stramba narrazione è come lo scrittore riesca a umanizzare computer e robot. Nonostante siano progettati per essere perfetti e rispondere a ogni domanda con logicità, i protagonisti interagiscono con macchine che si arrabbiano, si deprimono, li provocano e addirittura li prendono in giro. Questo paradosso, che capovolge l’idea di perfezione tecnologica, mi rammenta la volubilità degli dèi dell’Olimpo. Che sia tecnologica, spirituale o mitologica, mi interrogo sull'ammissibilità di un'entità superiore, eppure, al contempo, imperfetta e limitata.

·         PER TANTI MA NON PER TUTTI: UN UMORISMO CHE DIVIDE!

L’ironia e il tono surreale non mi hanno per nulla entusiasmato. Non mi riferisco tanto al genere, quanto al linguaggio e al sense of humor, che raramente sono riusciti a strapparmi un sorriso. Se parliamo di fantascienza, preferisco mille volte Solaris di Stanisław Lem o Mattatoio numero 5 di Kurt Vonnegut, che aprono finestre infinite: non solo collegano magistralmente passato e futuro, ma stimolano una pungente autocritica rispetto al nostro modo di affrontare la vita, attribuendole significati in maniera del tutto arbitraria!

·         COME TUTTO HA AVUTO INIZIO

La Guida Galattica per Autostoppisti è nata come una serie radiofonica per la BBC nel 1978, strutturata in modo episodico, con una narrazione che si sviluppava attraverso brevi sequenze, colpi di scena e battute. Questo formato ha contribuito a costruire un testo scomposto. Lo stile di Adams gioca con l’assurdo e il paradosso: le sue descrizioni sono esagerate e surreali. È un tipo di umorismo difficile da apprezzare per chi non ama scritture che, prive di una trama coerente, saltano da una situazione all’altra. Il lettore ideale non è interessato a seguire una precisa vicenda, ma si abbandona invece a un vivace flusso di immagini e parole, sospeso in una bolla senza logica nè tempo.

Claudio Magris afferma: "L'ironia è una forma di intelligenza che ci permette di vedere le cose da un'altra prospettiva senza prenderle troppo sul serio."

Siccome quella prospettiva io non sono riuscita ad afferrarla, forse esistono diverse forme di ironia, e il saperle cogliere dipende dal linguaggio e dal nostro personale senso dell’umorismo.

Di fatto, questo libro ha avuto un successo formidabile.

📚 E voi? L'avete letto? Vi è piaciuto o avete avuto la mia stessa impressione?


domenica, marzo 09, 2025

RAGIONE E SENTIMENTO di Jane Austen


RAGIONE E SENTIMENTO

SINTESI

Dopo la morte del padre, Elinor e Marianne Dashwood sono costrette a lasciare la lussuosa casa paterna, insieme alla madre e alla sorellina Margaret. La normativa sull'eredità prevede infatti che le proprietà della famiglia vadano al fratellastro primogenito, John Dashwood. Le due sorelle sono tanto diverse quanto affiatate: Elinor, razionale e controllata, e Marianne, passionale e impulsiva, incarnano perfettamente il contrasto espresso nel titolo del romanzo. Il lettore esplora con loro il delicato equilibrio tra emozione e intelletto nelle scelte di vita e d’amore.

 

LA SOCIETÀ, DEUS EX MACCHINA DEL ROMANZO

Tutta la vicenda ha luogo a causa della legge sulla successione in vigore all’epoca della narrazione: l’entail (o fee tail). Questa disposizione stabiliva che una proprietà potesse essere ereditata solo secondo una specifica linea di discendenza maschile. Se una famiglia non aveva figli maschi, il patrimonio veniva trasmesso a qualche lontano parente di sesso maschile, certamente non alle figlie. Pertanto, le giovani del tempo raggiungevano una stabilità economica soltanto sposandosi. Questa legislazione ebbe un grande impatto all’epoca di Jane Austen e rimase in vigore fino al 1833 (sedici anni dopo la morte della scrittrice).

Di conseguenza, il contesto storico non è solo scenario ma protagonista di grande spessore. La disuguaglianza è il motore invisibile della vicenda. La vedova Dashwood è costretta ad abbandonare l’aristocratica residenza del defunto consorte, per trasferirsi con le figlie in un villino di campagna. Il destino delle protagoniste dipende dai soldi, dall’opportunità di fare un buon matrimonio e dalla capacità di adattarsi ai rigidi ruoli imposti dalla società.

 

L'ELEGANZA SOVVERSIVA DI JANE AUSTEN

Lo stile della narrazione affascina per diverse ragioni. Anche la conversazione apparentemente più banale non è mai fine a se stessa: l’autrice indaga ogni più piccolo dettaglio dell’animo umano. Rivela magnificamente chi sono i personaggi, generosa con i virtuosi e severa con i mascalzoni, ne descrive le caratteristiche morali e psicologiche con una prosa che avvince. Alcune figure, particolarmente irritanti o grottesche, sono messe a nudo anche nei toni, nelle movenze, nella scelta delle parole. Ne è un esempio il passo che segue, riferito a Lucy, dall’indole manipolatrice e opportunista.

“Mentre diceva questo abbassò gli occhi, amabilmente confusa, limitandosi a lanciare un’occhiata di sbieco alla sua compagna, per valutare l’effetto delle sue parole”.

Grazie a una scrittura ironica e sferzante, Jane Austen denuncia il periodo storico in cui vive. Le sue opere, ancora oggi, ci indignano e ci fanno riflettere! Le donne al centro dei suoi romanzi, nel bene e nel male, ci raccontano un mondo sottomesso dalle leggi, ma mai nell’animo. Le sue eroine incedono a testa alta!


ELEANOR, SENSIBILITÀ E RISERVATEZZA

Muovendosi in base ai precetti del sistema sociale, la maggior parte degli interpreti indossa maschere che li rendano pubblicamente degni. L’unica che non si cura del giudizio altrui è Marianne, istintiva e impetuosa: a prescindere dalle conseguenze, segue il cuore perché questa è la sua natura. A tale spontaneità si contrappone la mitezza di Eleanor. Benché anche lei nutra dei sentimenti profondi e sia dotata di un'altissima sensibilità, preferisce affidarsi alla ragione e all'autocontrollo.

"Il dolore che provava era grande, ma non riusciva a esprimerlo. Non parlò mai di ciò che sentiva, e cercò di allontanare dal suo cuore la tristezza che provava, convinta che il soffrire in silenzio fosse il modo migliore per sopportare la sofferenza."

A prezzo di un silenzio pesante e doloroso, mantiene la parola data e si astiene dai giudizi. Pur percependo la menzogna, si concede il beneficio del dubbio e si protegge prendendo le distanze da coloro di cui non si fida. Il bello di questa figura è che, nonostante sembri poco accessibile, se ne coglie invece la grandezza d’animo. La sua emotività è ricca ma nascosta.

Gli individui più discreti e miti convincono senza la necessità di pestare i piedi per attirare l’attenzione. Eleanor non ha bisogno di infrangere regole o di alzare la voce per esprimere la propria forza. Con un sorriso ironico e poche parole ben calibrate affronta gli ipocriti, gli opportunisti e i manipolatori senza mai scendere al loro livello.

"È una cosa che non mi è mai piaciuta, l’essere in grado di vedere i difetti degli altri senza poter fare nulla per correggerli."

Leggere i libri di questa straordinaria scrittrice, a 250 anni dalla nascita, è un meraviglioso esercizio di analisi. Tutto cambia, evolve, si trasforma; la tecnologia ci spinge sempre più lontano, eppure, incuranti del frenetico scorrere del tempo, alcuni temi tornano e continuamente si ripropongono.


«Avere coraggio significa per una donna, pensare e scegliere con la propria testa, anche attraverso un silenzio nutrito di idee»

Dacia Maraini



domenica, marzo 02, 2025

CORNICI, SPECCHI E MASCHERE di R. Perrotta

CORNICI, SPECCHI E MASCHERE

Sintesi

"Cornici, specchi e maschere" esplora come gli esseri umani costruiscano e interpretino la realtà in modo autoreferenziale. L'autrice affida allo scambio di ruolo (role taking), il compito virtuoso di far sì che l'individuo assuma il punto di vista altrui, nello stesso tempo analizza come invece gli stereotipi e l'uso distorto del linguaggio possano definire l'altro e se stessi in modo limitante. Ogni persona filtra ciò che la circonda attraverso 'cornici' mentali e culturali, si specchia negli altri, indossa maschere per esibirsi sul palcoscenico della vita. Il libro invita a prendere consapevolezza di questi meccanismi al fine sviluppare una visione più flessibile e autentica di sé e del mondo.

Commento

Un libro che non si limita a farsi leggere, ma che ci spinge a guardarci dentro.

In sostanza, ciascuno di noi è un mondo a sé: tutto ciò che facciamo nasce da un’elaborazione interiore, intima e soggettiva. Ogni giorno interpretiamo e definiamo le azioni degli altri alla nostra maniera: una persona che corre può essere descritta come un signore in ritardo o un ladro che scappa. Questo perché il nostro cervello non si accontenta di osservare le cose per come sono, ha un continuo bisogno di interpretare e di classificare, filtrandole attraverso esperienze, emozioni e contesto culturale. Se siamo noi a costruire il significato delle azioni, possiamo anche imparare a cambiarlo: allenarci a sospendere il giudizio, osservare i fatti da più prospettive e provare a riscrivere le narrazioni che ci limitano.

Questa lettura mi ha fatto riflettere su quanto spesso interpretiamo gli altri esseri umani senza nemmeno accorgercene, incasellandoli in categorie preconfezionate.

Nelle interazioni sociali ci affidiamo alle opinioni che immaginiamo gli altri abbiano su di noi, preoccupandoci più di ciò che pensiamo che loro pensino, piuttosto che di quello che realmente pensano.

“Ciò che provoca il nostro orgoglio o la nostra vergogna non è il mero riflesso di noi stessi, ma il sentimento attribuito all’altro.”

Secondo il sociologo Goffman la vita sociale è una sorta di teatro.

 "Noi tutti recitiamo, cercando di controllare e dirigere l’impressione che gli altri si fanno di noi."

Interpreti della vita, indossiamo delle maschere. La nostra immagine pubblica deve apparire coerente e convincente, mentre il lavoro sporco (tutti gli sforzi nascosti per costruire il nostro profilo pubblico) rimane dietro le quinte. Eppure, dal mio punto di vista, la maschera non è solo un travestimento: nella sua accezione migliore, rappresenta la sfida a diventare la nostra versione più bella.

Se la maschera che indossiamo non ci rispecchia, è un segnale che qualcosa va modificato. Il vero punto di svolta è quando il cambiamento personale incontra l’autenticità.

“Se, per esempio, indossiamo la maschera della persona benevola e gli altri se ne approfittano, dobbiamo cambiarla e indossarne una più assertiva. [...] Di fatto, se la maschera non ci protegge più, possiamo modificarla, adattandola alla nostra evoluzione interiore."​

E tu? Ti è mai capitato di sentirti imprigionato in una "maschera" che non ti rappresentava più? 

Leggere questo libro è stato come attraversare un labirinto di specchi: ogni riflesso rimandava un’immagine diversa di me e delle mie convinzioni.

« Ich schämte mich, als ich bemerkte, dass das Leben ein Maskenball ist, und ich mit meinem wahren Gesicht teilgenommen habe» 😌

«Mi sono vergognato di me stesso quando ho capito che la vita è una festa in maschera ed io vi ho partecipato con la mia vera faccia»

 F.Kafka


 

 

giovedì, febbraio 20, 2025

QUANDO INIZIA LA FELICITÀ di Gianluca Gotto

 


  •   TRAMA DEL ROMANZO  

Il libro è un racconto interiore, un viaggio dell’anima. Gotto esplora l’essere umano e il senso della vita attraverso la sua personale esperienza come uomo e come viaggiatore. Nel corso di ogni tappa negli angoli più disparati del globo, egli conosce se stesso e compie straordinarie scoperte. Il percorso esistenziale e quello spirituale si intrecciano: il testo è ricco di aneddoti e insegnamenti tratti dal buddismo e dalle culture orientali. Di pagina in pagina il lettore percepisce sempre più intimamente come la felicità di ognuno sia intrisa di armonia, consapevolezza, amore per se stessi e rispetto del tutto di cui siamo parte. Pertanto, possiamo iniziare a essere felici, scegliendo di esserlo e smettendo di inseguire qualcosa di esterno perché NOI siamo la felicità.

 

  • L'ELOGIO DEL CAMBIAMENTO

Il testo esiste in sé, senza forzature, come un flusso naturale di pensieri e riflessioni. Non è solo un resoconto personale romanzato ma un vero e proprio manuale di istruzioni alla quotidianità. L’autore svolge una profondissima analisi delle cose che vive, nondimeno, le descrive con gentile leggerezza.

Benché gli spunti su cui riflettere siano numerosi, uno in particolare lo prediligo ed è quello che definisco “l’elogio del cambiamento”: la trasformazione vista come impeto potente, travolgente e rivoluzionario.

«La paura sana, quella che possiamo sfruttare come un’onda che invece di travolgerci, ci porta esattamente dove meritiamo di stare, è la paura di non cambiare.»

È come se il nostro essere, prigioniero di uno spazio angusto e scomodo, spingesse con veemenza dall’interno all’esterno, fino a spezzare la barriera che lo imprigionava. Lì, in quel preciso istante, ci innalziamo verso qualcosa di più grande eppure accessibile. La verità è che noi umani siamo strani e ci raccontiamo delle storie: temiamo il tuffo più di quanto desideriamo immergerci in un paradiso sommerso. Spesso usiamo traumi passati come argomento per non fare, come se gli errori commessi e quelli subiti fossero un marchio indelebile. Ma non siamo un errore. Davvero ogni singola riga di quest’opera ci fa sentire amati, diversi eppure uniti nello stesso universo.

«Non so chi tu sia, né dove tu sia. Magari stai leggendo queste parole a letto, su un divano, sotto un ombrellone in spiaggia. Non so in che modo tieni in mano questo libro, so solo una cosa: sei in vita! E questo significa che hai delle possibilità a disposizione. Puoi cambiare, dare una nuova direzione alla tua esistenza, rinascere.»

 

  • L'EQUILIBRIO INTERIORE

«Bisogna farsi scivolare addosso le lodi e gli apprezzamenti tanto quanto le critiche distruttive, gli insulti e le malignità.»

Considerazione quantomai salutare in un’epoca ossessionata dall’apparenza. Il bisogno spasmodico di essere visti, raccontati attraverso immagini che spesso mostrano una finta felicità, espone le persone a ogni sorta di giudizio. Perché non capovolgere la lente e rivolgerla all'interno? Perché non contrapporre al rumore sgradevole di chi si fa notare urlando, il raccoglimento di chi pensa e cerca una strada attraverso il silenzio?

«… siamo tutti alla ricerca di risposte. E, per poterle ottenere, abbiamo bisogno di una sola cosa: fare silenzio e metterci in ascolto.»

Qualunque sia l’opinione altrui, siamo noi a stabilire i parametri della nostra versione migliore, noi e nessun altro.

 

«… Le cose belle non sono facili.»

«… E quali sono le cose belle per te?»

«… Quelle semplici. Non quelle facili»

 

 

sabato, gennaio 25, 2025

TATÀ di Valérie Perrin

 


Tatà: trama del romanzo

Agnes, regista di successo, riceve con stupore la notizia della morte della zia Colette, per tutti già deceduta da tre anni con tanto di esequie e di lapide al cimitero. La nipote, recandosi al paese per il riconoscimento della donna, constata che si tratta proprio dell’amata sorella del padre. Allora … chi riposa al campo santo nella tomba di Colette? Agnes, supportata dagli amici dell’infanzia e da un ispettore di polizia, svolge una lunga indagine che la porta a sovrapporre il passato al presente. Prima di morire la zia le lascia in eredità una valigia piena di cassette, registrate nell’arco degli anni. Ascoltandole, Agnes esplora nella storia universale le vite particolari e, con clamorosi colpi di scena, scopre la verità.

«Forse i morti non si vedono. Voglio dire, forse quando crediamo che qualcuno sia morto, anche se lo incontriamo non riusciamo a vederlo, il nostro cervello non è pronto».

·       Il troppo stroppia

Ho letto con entusiasmo i precedenti romanzi di Valerie Perrin. Questo suo ultimo lavoro, tra tutti, è senza dubbio quello che mi è piaciuto di meno. Benché la vicenda sia originale e avvincente, l’intreccio tra presente, passato, personaggi e svariate tematiche rende la lettura caotica e pesante. Talvolta, leggendo qualche nome, mi chiedevo: “Ma chi è questo?”. Le questioni che affliggono i protagonisti sono tali che ci sarebbero voluti altri romanzi per essere ben esposte. Il nazismo in Francia, la violenza di genere, la perversione sessuale, l’amicizia, il tifo sportivo, la famiglia, le verità nascoste, tutto si mescola in un ingarbugliato giallo di 600 pagine. Inoltre, alcune situazioni si sviluppano in modo così assurdo e improbabile da apparire forzate.

·       I personaggi inafferrabili

Gli attori e le attrici dell’intero intreccio sbiadiscono nella massa.

Di solito, ciò che mi fa amare una narrazione è la crescita psicologica delle figure principali. Benché Agnes si lasci conoscere e svolga ragionamenti interessanti, manca il guizzo che la trasformi davvero. Prende coscienza della propria identità ma, pur accingendosi a chiudere un ciclo per iniziarne uno nuovo, non vola. Delusa dalla vita, descrive se stessa, scenario e persone con lucido disincanto.

«Per giunta sono una di quelle che pensano che la vita ce la fottiamo da soli, che non è mai colpa dell’altro, dell’essere amato. Non si può essere vigili tutto il tempo, sennò la vita assomiglierebbe a una mostruosa dittatura».

Di lei, come dell’autrice, mi convince l’immediatezza e la fluidità del linguaggio. Da brava regista, la donna, osserva la realtà e ne fa un’efficacissima sintesi.

«Tutti viviamo grossomodo le stesse cose. Certo, ci sono gli imprevisti, gli scherzi della sorte, la fortuna e la sfortuna, il benessere e la povertà, i conflitti, le religioni, ma di base siamo tutti destinati a vivere più o meno le stesse cose: stringere legami […] imparare dai libri quando si è piccoli […] nuotare, pedalare, conoscere, scegliere, lavorare, viaggiare, cercare di costruire una vita con qualcuno, fare figli, occuparsi degli anziani […] tentare di trovare un certo equilibrio, non crescere pensando solo a se stessi, condividere e ascoltare meglio che si può, aiutarsi l’un l’altro, provare piacere, darsi ogni tanto del coglione e spesso dell’ingenuo, sorridere a noi stessi e spronarci nonostante tutto. E ballare».

Se un libro è scritto bene, come nel caso di questo romanzo, si salva dal rischio di essere brutto. John Ruskin ha detto: ʺI libri si dividono in due categorie: i libri per adesso e i libri per sempre″. Benché non creda che Tatà sia un libro destinato a restare, sono lieta di averlo letto.

Della stessa scrittrice su questo blog: IL VIAGGIO SEI TU: TRE, VALÉRIE PERRIN



martedì, gennaio 07, 2025

TERRE RARE di Sandro Veronesi

È l’ultimo libro letto nel 2024. La storia giusta al momento giusto: attraverso la vicenda di Pietro Palladini nuovamente mi confronto con il tema del fuori controllo. Il protagonista è già noto ai lettori dalla pubblicazione di Caos calmo dello stesso autore. Pietro, dopo essere rimasto vedovo, si trasferisce da Milano a Roma e mette le basi per dare un nuovo corso sia alla propria esistenza che a quella della figlia Claudia. Tutto pare procedere in modo sereno e senza intoppi fino al giorno X. Nell’arco di 24 ore egli commette un grave errore sul lavoro, la polizia stradale gli sequestra la patente, la finanza sigilla il suo ufficio, il socio, dopo averlo truffato, fugge e si rende irreperibile, la figlia scappa di casa. Come se non bastasse, durante la notte conclude brutalmente la relazione con la compagna. Infine, pur essendo innocente, credendosi braccato, anche lui si mette in fuga.


  • IL MONDO DI PIETRO

Il personaggio principale è una persona onesta, innocente, ben strutturata e rispettosa delle regole. Mai si aspetterebbe di precipitare in quell’incubo e di scoprirsi diverso da chi pensava di essere.

″Quando capitano queste giornate mi torna in mente mio nonno. Diceva: se oggi fosse un pesce, lo ributterei in mare″.

Rispetto al modo in cui Pietro reagisce, viene da chiedersi cosa faremmo noi al suo posto. Come reagiremmo se nel giro di poche ore la nostra vita drasticamente cambiasse, e lo facesse al punto che ciò che eravamo stati prima, dopo non potremo più esserlo. Come si sopravvive, come si passa oltre? Come si attraversa il baratro senza precipitarvi dentro? In effetti, fare fronte ad eventi indesiderati e imprevedibili richiede un incredibile sforzo di adattamento. Sulle prime bisogna prendere atto che quella cosa è successa; è così punto! Non ci sono scappatoie. Superato lo sbigottimento, si fa il possibile per andare avanti. A Pietro manca il tempo di analizzare lucidamente i fatti, tutto ha luogo in uno spazio temporale brevissimo. Preso alla sprovvista, compie clamorosi passi falsi. Inevitabilmente il protagonista prende coscienza. I guai lo riportano a se stesso e alla proprie contraddizioni. Si rende conto delle cose che ha voluto ignorare o dei messaggi che non ha saputo intercettare.


  • LE TERRE RARE

Di fatto, le catastrofi aprono altri canali e ci fanno incontrare le nostre parti nascoste.

Le terre rare sono degli elementi preziosissimi, ottenibili mediante una tecnica estrattiva quantomai difficile ed onerosa, poiché prevede di distruggere il minerale che le contiene.

“E questa, le ho detto, è più o meno la stessa cosa che accade anche alle persone quando passano attraverso un’esperienza che rende unica la loro vita... Ecco perché mi interessano le terre rare, le ho detto: perché mi insegnano che se voglio arrivare a una cosa difficile da raggiungere devo distruggere l’essere solitario che le contiene”.

Forse è questo il senso del fuori controllo: quello di portare alla luce il nostro valore! L’imponderabile ci fa estrarre il prezioso recondito in qualche anfratto della nostra persona. La lezione nei momenti difficili è quella di iniziare a considerarci proprio come quei minerali. Il malessere che sentiamo è segno che la potenza vitale sta lavorando alla ricerca delle terre rare. Ci si rende conto di essere molto più forti di quanto si immaginava e che tutto il nostro essere dilaga verso il bello, la luce, l’amore e la vita.

venerdì, gennaio 03, 2025

BUON ANNO AI BUONI

 


Ritorno al mio amato blog dopo alcune settimane di silenzio.

Anche quest’anno ho intenzione di parlare delle cose che ci trasformano: libri, luoghi, esperienze, emozioni, sentire e viventi… Insomma tutto ciò che ci fa diventare altro. Resto di stucco, è un barbatrucco!

Ed è proprio con un viaggio che voglio riaprire questa mia finestra sul mondo. Un viaggio dell’anima che si sta tuttora compiendo e che desidero condividere.

Cosa succede quando i meccanismi si inceppano? Senza annunciarsi qualcosa o qualcuno arriva e imprevedibilmente sconvolge gli equilibri. Come se, pur avendo studiato con la massima diligenza ciascuna pagina del manuale, l’interrogazione andasse male o dovessimo ripetere l’esame. Bocciati! Con l’aggravante di non sapere né quando o se si potrà ripetere la prova. Benché sia possibile avere un minimo controllo sull’esistenza o quanto meno prepararsi agli eventi, l’ingovernabile è in agguato.

Ho costruito il mio intero percorso di studio e di lavoro senza risparmiarmi. A prescindere dal risultato, disciplina, passione e fatica dovrebbero essere il perno intorno al quale ruota la costruzione di ciascun progetto. Poi, Il fatto di perseguire il successo è secondario rispetto all’importanza di aver agito nell’osservanza di una morale virtuosa. 

L'ho sempre pensata così fino al momento in cui li ho visti arrivare. Si sono avvicinati minacciosi e adesso ci girano intorno: i furbi, gli squali, gli scaltri, gli astuti e i mediocri...in marcia tutti insieme, accompagnati da un orizzonte sinistro e tetro. A loro il pelo sullo stomaco, la strategia sporca, gli sgambetti, le vittime in cambio delle medaglie. Ebbene, io a costoro fieramente contrappongo il candore e l’innocenza di chi il problema di difendersi neppure se lo pone, poiché si sta talmente impegnando, che non ha il tempo di occuparsi di potenziali cospiratori. A costoro sprezzante contrappongo l’etica di chi opera in trasparenza e nel rispetto degli individui che si trovano sullo stesso cammino. Con biasimo, a questa gentucola sbatto in faccia sguardi limpidi e schiettezza, il coraggio della sincerità o del rifiuto, laddove gli obiettivi imponessero slealtà e spargimenti di sangue.

Già da parecchi anni mi sono trasferita dal mondo delle fate nella realtà. Riconoscere la presenza del male e delle ingiustizie lancia una sfida irrinunciabile: continuare a dare luogo alla propria vocazione, rispettando le regole del gioco. A questo esercito di spregevoli canaglie, che si vendono per due soldi e per due soldi venderebbero la madre, io … anzi noi, noi voltiamo le terga. Orgogliosamente teniamo il passo e, avanzando con il cuore in ogni dove, scodinzoliamo alla vita.

Noi siamo il viaggio, noi ci trasformiamo nel dolore per diventare sempre e comunque più belli.

 

Agli ingenui

Agli innocenti

Ai puri

Agli indifesi

Ai visionari

Ai tenaci

Agli storti

A chi crede

A voi soltanto a voi

A noi soltanto a noi

💪💖BUON ANNO

 

 

«Io sono solo un povero cadetto di Guascogna

Però non la sopporto la gente che non sogna

Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco

E al fin della licenza io non perdono e tocco»


Cirano, capolavoro di Francesco Guccini

Cirano - YouTube

 

 

 

 

 

GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI di Douglas Adams

  TRAMA 🪐 Un classico della fantascienza umoristica , pubblicato nel 1979, che segue le ( dis ) avventure di Arthur , un terrestre ...